professione reporter

Alla professione di reporter Almerigo Grilz arriva gradualmente. Tutto ha inizio da quella innata voglia di raccontare il mondo che gli fa riempire i diari scolastici di appunti e disegni. Scene di cronaca viste in televisione o sui giornali che poi riproduce con dovizia di particolari sulla carta, in una sorta di rotocalco privato. Senza tralasciare gli scatti della macchina fotografica, che tiene sempre a penzoloni sulle spalle. Con la militanza politica dà sfogo alle proprie idee in Giovane Destra e inizia a collaborare con Dissenso, Il Candido, Il Secolo d'Italia, che gli procurano anche i primi accrediti giornalistici. Alla carta affianca presto la pellicola - complice la diffusione delle cineprese amatoriali - e fonda il Centro Nazionale Audiovisivi per confezionare tutta una serie di documentari da distribuire nei canali alternativi.

Se la strada del giornalismo è segnata, il futuro da reporter si concretizza con il primo viaggio in Libano dell'estate 1980. Al rientro dal paese devastato dalla guerra civile, Almerigo Grilz è pronto a trasformare la sua passione nella sua professione. Lasciata ogni velleità sul futuro da avvocato, nell'estate del 1982 torna a Beirut in tempo per documentare l'invasione israeliana e il ritiro palestinese. È il risultato che cercava, il salto di qualità che lo porta a fondare l'Albatross Press Agency. Da quel momento sarà un susseguirsi di reportage dagli angoli più rischiosi del pianeta.

Nell'aprile 1983 parte ancora per il Libano, dopo l'attentato che uccide il neoeletto presidente Gemayel. Nell'agosto è tra i mujaheddin in Afghanistan, dove testimonia la resistenza contro l'invasione sovietica. Il reportage viene mandato in onda dall'americana Cbs e gli procura i primi riconoscimenti internazionali, mentre i suoi articoli appaiono su Il Messaggero, L'Avvenire, L'Europeo, Famiglia Cristiana.

Nell'ottobre 1984 è in Birmania, al seguito della minoranza Karen in lotta contro il potere centrale di Rangoon. Il mese successivo passa nella vicina Cambogia, per documentare lo scontro tra i governativi sostenuti dal Vietnam e i guerriglieri appoggiati da Thailandia e Cina. Le rare immagini girate in Asia vengono trasmesse dalla Cbs e gli articoli sono pubblicati in Italia da Panorama, Il Sabato, Rivista Italiana Difesa, in Svizzera dalla Gazzetta Ticinese, in Gran Bretagna dal Sunday Time, Jane's Defence Weekly, in Francia da L'Express. A fine anno vola in Irlanda del Nord, al seguito delle truppe britanniche impegnate nella campagna contro l'IRA.

Nel febbraio 1985 è incaricato dalla Cbs di riprendere il conflitto tra Iran e Irak, svolgendo a Teheran un lungo reportage al seguito dei soldati di Khomeini. In aprile torna in Birmania e Cambogia, poi parte per l'Africa, dove passa l'estate in Angola a documentare la guerra civile scoppiata tra i governativi del MPLA sostenuti da Cuba e i guerriglieri dell'UNITA appoggiati dal Sud Africa. Le sanguinose immagini dei combattimenti fanno nuovamente il giro del mondo e danno inizio alla collaborazione con il Tg1 in Italia, l'Ndr in Germania e Antenne 2 in Francia.

Nel gennaio 1986 è inviato dall'americana Nbc nelle Filippine, per seguire la caduta del dittatore Marcos. In primavera vola in Mozambico, primo reporter a documentare lo scontro tra i ribelli della RENAMO e i governativi del FRELIMO. Nel novembre torna in Afghanistan e raccoglie lo scoop dei missili antiaerei Stinger forniti dagli americani ai mujaheddin per cercare di capovolgere le sorti del conflitto.

Nel febbraio 1987 è in Etiopia, al seguito dei ribelli oromo in lotta contro il regime di Menghistu. In primavera torna in Mozambico, tra i ribelli della RENAMO. Sarà il suo ultimo viaggio. Il 19 maggio cade colpito da una pallottola alla testa mentre riprende uno scontro a fuoco, nei pressi di Caia. Il suo corpo viene sepolto sotto un albero secolare, dove ancora oggi riposa.