Almerigo Grilz (Trieste, 11 aprile 1953 - Caia,  18 maggio 1987) era abituato fin da piccolo a trascrivere le sue giornate nei diari e quaderni di scuola, disegnando tutto quello che gli accadeva attorno, dai giochi all'aria aperta ai film visti sul grande schermo. Un'eccezionale memoria visiva gli consentiva di riprodurre con una semplice penna a biro le scene dei film che lo colpivano di più, senza bisogno di una traccia. Non erano ammessi ripensamenti o errori, e lui riusciva a riportare fedelmente anche i particolari più minuti che qualsiasi altra persona avrebbe fatto fatica a ricordare. Anche se non diede mai eccessiva importanza a questo suo talento innato, nonostante i primi lavori commissionati dal collezionista di cimeli de Henriquez e il secondo posto ottenuto ad un concorso artistico nazionale: semplicemente, non sentiva essere quella la sua strada.

Accanto alla penna arrivò presto una piccola macchina fotografica, utilizzata per immortalare quello che spesso un semplice disegno non può cogliere. La voglia di documentare il suo modo lo portò in mezzo agli scontri di piazza scatenati dalla chiusura dei cantieri navalmeccanici triestini, durante il 1966: aveva solo 13 anni e si vide sparare addosso il suo primo candelotto lacrimogeno, altri verranno in seguito. In giacca e cravatta più fazzoletto bianco nel taschino si gettò nella mischia e con il suo apparecchio amatoriale riprese le barricate di piazza Garibaldi e le cariche in via Carducci, ottenendo così il suo primo reportage degno però di un professionista dell'immagine. Non aveva ancora un orientamento politico Almerigo Grilz, ma da quel momento iniziò a guardarsi attorno con occhi diversi, più riflessivi, non lasciando più la sua macchina fotografica.

Dai banchi della media Dardi passò a quelli del liceo Galilei, proprio agli inizi della contestazione del '68: l'Italia stava allora velocemente cambiando, e con essa anche la sua Trieste, porto di mare che da sempre sa aprirsi al mondo. Sono quindi gli anni dei viaggi on the road con tappa la Scandinavia, tra migliaia di chilometri macinati su di una scassata Fiat 850 oppure in autostop, nottate passate in tenda o negli ostelli, conoscenze di coetanei provenienti da un'Europa divisa dalla cortina di ferro ma tutta da scoprire. Quello di Almerigo Grilz era un percorso genuino, da fare con pochi soldi in tasca e all'insegna dell'amicizia, lontano da quello scontro sanguinario che stava iniziando a lacerare la sua generazione nelle piazze e nelle scuole.

Schierarsi diventò però un obbligo al rientro sui banchi del liceo, e dopo un variegato trascorso in ambienti prima anarchici e poi monarchici Almerigo Grilz scelse la destra, disprezzando profondamente il caos sociale che stava prendendo il sopravvento in Italia. Anche in questo caso per colpa di una macchina fotografica: fu costretto a rifugiarsi dentro la sede del Movimento Sociale Italiano mentre immortalava uno dei tanti tentativi portati avanti dagli extraparlamentari di assalire la sede del partito di Almirante. Destra contro sinistra e viceversa divenne così un motivo quasi quotidiano per quel giovane dal carattere forte che prese per mano il Fronte della Gioventù e scelse di occupare il viale XX settembre per dare uno spazio ai giovani che frequentavano la vicina sede di via Paduina. Sono anni pieni di idee ma anche di violenza, a cui peraltro non si sottrasse: ma la dura contrapposizione non solo ideologica tra il rosso e il nero di allora, segnata da un alto tasso di litigiosità che comunque a Trieste non oltrepassò mai il limite, per certi versi può risultare più vivace della noiosa sfumatura di grigio cui siamo abituati oggi.

Almerigo Grilz venne schedato dagli avversari come un picchiatore, e per questo motivo non poté seguire liberamente le lezioni all'università, anche se ad espellerlo veramente ci pensò il senato accademico dopo una rissa scoppiata tra studenti di destra e di sinistra: in quell'occasione, fu l'unico a pagare il conto della contrapposizione ideologica all'ateneo triestino. La laurea in giurisprudenza arrivò quindi nel 1982 con una difficile tesi che affrontava il problema del terrorismo: è la chiusura del cerchio che circoscrive il suo passato e apre al futuro. Avvocato, politico, giornalista? Le strade che potrebbe percorrere sono molte, e se il suo cuore avventuroso lo porterebbe a viaggiare il mondo, la mente razionale lo riconduceva subito nella sua Trieste, vicino alle persone cui era più legato.

Alle amministrative del 1982 venne eletto in Consiglio comunale nelle fila del Movimento Sociale Italiano, mentre la carriera di avvocato rimaneva bloccata a causa di una pendenza che doveva ancora passare in giudicato. Ma Almerigo Grilz non aveva tempo da aspettare e così decise di giocare la carta del giornalismo, seguendo quella passione che si portava dentro fin dall'adolescenza, quando scriveva e disegnava sul giornalino Giovane destra, per poi passare agli articoli sul Secolo d'Italia, Dissenso e Candido. Ma una scrivania in qualche redazione non lo poteva soddisfare, la sua voglia d'avventura lo portò quindi a fare il reporter di guerra, assecondando così anche l'altra sua grande passione, quella per il viaggio.

Nell'estate del 1982 arrivò a Beirut devastata dalla guerra civile, e al suo ritorno a Trieste fondò l'Albatross Press Agency. Seguirono i viaggi in Afghanistan che gli procurarono i primi riconoscimenti internazionali, anche se in Italia era ancora costretto a firmarsi con uno pseudonimo a causa della sua provenienza politica, con alle spalle un partito ancora fuori dal cosiddetto arco costituzionale. Poi Irlanda del nord, Birmania e Cambogia, che lo portavano anche per dieci mesi all'anno via da casa. La lontananza che accettò rese progressivamente Almerigo Grilz distante dalla politica, dalla quale si sentiva sempre più estraneo ogni volta che faceva ritorno da qualche reportage in giro per il mondo, confinato nei posti più maledetti del pianeta. Nel 1985 giunsero le sue dimissioni dal Consiglio comunale, mentre pianificava i prossimi viaggi: Iran, Birmania, Cambogia e Angola, con i filmati raccolti in Africa trasmessi anche dal TG1, a dimostrazione della fine di ogni discriminazione politica nei suoi confronti.

Il lungo viaggio di Almerigo Grilz proseguì nel 1986 nelle Filippine, poi in Mozambico e ancora in Afghanistan, dove raccolse lo scoop dei missili Stinger forniti dagli americani ai mujaheddin contro i sovietici. Nel 1987 giunse in Etiopia e nuovamente in Mozambico, dove il 19 maggio cadde colpito mortalmente da una pallottola alla testa mentre riprendeva uno scontro a fuoco. Fu il primo reporter freelance italiano ucciso in uno scenario di guerra dalla fine del secondo conflitto mondiale.

Almerigo Grilz ha assecondato la sua rischiosa scelta fino a subirne le conseguenze estreme, pagando con la propria giovane vita la voglia di verità propria dei giornalisti. E' un personaggio che ha attraversato il tempo cavalcandone i cambiamenti, e viene ricordato nella sua Trieste con una strada a lui intitolata nel rione di Barcola, alle porte della città. Ma il suo nome è presente anche nell'atrio del palazzo che ospita la sede triestina dell'Ordine dei giornalisti e dell'Assostampa. E poi compare sul monumento eretto in Normandia che Reporters sans frontieres ha voluto dedicare a tutti gli inviati di guerra uccisi nel mondo dal D-Day. Un meritato riconoscimento lavorativo che oggi, passato il difficile periodo della contrapposizione ideologica e dei morti di serie A e serie B, diventa anche un fondamentale riconoscimento umano.

Almerigo Grilz